Il padre

Il tema è attualissimo e doloroso in un’epoca in cui si pone il problema di come convivere e sopravvivere con una malattia tanto frequente e squassante quale il morbo di Alzheimer che coinvolge tutto il nucleo familiare intento ad affrontare un disastro che sconvolge ruoli e rapporti tra persone che pur amandosi non si riconoscono più e quasi inevitabilmente, con il trascorrere del tempo e l’aggravarsi della sintomatologia, finiscono per non accettarsi.

Questo è un merito del testo teatrale di Florian Zeller al quale abbiamo assistito al teatro Verdi di Padova, prodotto dalla Goldenart Production, con la regia di Piero Maccarinelli e che vede protagonista Alessandro Haber affiancato da Lucrezia Lante della Rovere.

La messa in scena è disturbante e confusa, tale appare all’inizio, sviando il pubblico che vaga con la mente a cercare un nesso tra personaggi che incarnano più ruoli a seconda delle scene, mobili che scompaiono, relazioni che si confondono, tempi che si mescolano andando a ritroso o in avanti senza logica; tutto ciò avvenendo attraverso brevi scene intervallate da lunghi, ripetuti momenti di buio scanditi da una musichetta ossessiva.

Con il trascorrere, però, del nostro tempo reale di spettatori coscienti e consapevoli ci rendiamo conto dell’intento dell’autore di coinvolgerci e farci partecipare del disagio del protagonista che affonda sempre più nel buio e nel disordine dei pensieri e delle azioni, anche se queste interruzioni risultano troppo ripetute ed eccessivamente protratte, a sottolineare i blackout che avvengono nella mente dell’uomo.

Alessandro Haber recita con professionalità e con l’istrionismo che lo contraddistingue la parte del malato che affonda progressivamente, senza poter rendersene conto, nel vasto mare della dimenticanza e del caos prodotti dalla sua patologia, nel degrado mentale continuamente negato. 

Purtroppo occasione mancata per la protagonista femminile che pure, nel ruolo della figlia che assorbe tale tragedia cercando di contrastarla per poi esserne vinta, avrebbe potuto creare un contraltare di grande spessore, donando le sfumature e gli inevitabili sussulti che questo percorso agli Inferi produce nei familiari di tali malati.

Folto pubblico ad applaudire con calore gli attori, tributando ad Haber un particolare, fragoroso consenso.

 

Stefania Minnucci

Padova, 12 aprile 2019