"Tutto Pasolini"

Grande convegno su “tutto Pasolini” a Casarsa, curato dal Centro studi pasoliniani, il 30 e 31 ottobre, un’ampia escursione, tirando le somme, nel lavoro del regista-poeta

 

Scrive Simone Gambacorta, critico e giornalista: “Sono in parte cominciate, e sono destinate a crescere di qui a breve, le celebrazioni per i quarant’anni dalla morte di Pasolini. Ora, a parte il fatto che Pasolini è un autore perpetuo- perchè appunto ha lasciato un’orma con cui conti e confronti vanno fatti sempre e non solo ogni tanto- c’è da sperare che la cosa non diventi una grande sinfonica retorica, e che viceversa contribuisca almeno non dico a radicare, ma a stimolare una cognizione più attenta, più curiosa, e senz’altro più legata alla lettura, del suo percorso intellettuale e della sua opera”. Parole scritte sul quotidiano “La città”, in una intervista sul mio libro “Pier Paolo Pasolini” (Lindau)- che centrano il problema.

Vogliamo un Pasolini impagliato, nell’immagine di un martire ucciso da poteri occulti, di cui purtroppo non si saprà mai, è possibile, sulla identità di “tutti” gli assassini; e di cui troppi zelanti cercano di incrementare un culto di cui Pasolini non ha bisogno? Pasolini era ed è una persona, un grande autore, tra i più grandi del Novecento, conosciuto in tutto il mondo, amato, cercato, frainteso, chiarito e poi ancora frainteso. C’è da studiare e capire la prodigiosa eccletticità di regista (indimenticabili film dopo “Accattone”), autore e regista teatrale (indimenticabili testi, “Orgia” e altri), sceneggiatore, romanziere (“Una vita violenta”...)

C’è da studiare e capire. Torno al titolo del mio libro. Quando nel titolo dico “sopravvivere”, non lo dico nel senso di tornare ogni dieci anni alle celebrazioni, ma di leggere e rileggere Pasolini per aggiornarci e capire meglio, cercando il poeta, l’artista, che ci aiuti. Senza farne un monumento. L’Italia è piena di monumenti ai Caduti. Forse dovremmo farne altri. Sotto un’apparenza di canzonette e di comicità, ha scritto lo storico Emilio Gentile, l’Italia continua a portare con sè un senso di morte. Si tratta di qualcosa con cui non ancora fatto i conti. Così come non li abbiamo fatti con un’identità più ampia, che abbiamo trascurato, dimenticato. Siamo smarriti.

Se osservassimo Pasolini non solo come personaggio da celebrare, ma come fonte di bilanci e riflessioni, forse ne ricaveremmo qualcosa; meno impagliato. Col mio libro mi auguro di dare un contributo per capire il giovane figlio di una famiglia borghese con un padre fascista e che, partito da idee liberali, divenne poi marxista, per arrivare infine a un marxismo che ha fatto i conti con la religiosità e con il senso del sacro. Ripeto, un personaggio raro, isolato nella cultura italiana. E forse per questo è anche tanto - come dire - chiacchierato. Quest’anno poi di chiacchiere se ne faranno tantissime, e non vorrei, per richiamare il celebre testo pasoliniano, che ne venga fuori semplicemente un’orgia.

Ho visto, tra le cose recenti “Pasolini”, il film di Abel Ferrara, che non mi è piaciuto. Ferrara è un bravo regista, o forse lo era. Però la distanza tra lui e Pasolini è siderale. Il film non manca in certi momenti, diciamo così, di superficialità. di indelicatezza. Ne sono stati fatti altri, troppi?. Per esempio quello di Marco Tullio Giordana, e tanti tanti documentari. Ma in genere se ne esce più frastornati che convinti, avendo capito di più Pasolini, un personaggio unico.