L'ottavo re di Roma - Omaggio perturbato all'arte di Luigi Magni

Piacerebbe a Gigi ?

Credo proprio di sì. Un'operazione semplice, vera, affettuosa per ricordarlo nei suoi aspetti più vari: sceneggiatore, regista, paroliere, intellettuale, grande conoscitore della storia in genere e di quella di Roma in particolare e ricordarlo soprattutto come uomo nel suo lungo sodalizio sentimentale ed artistico con la moglie scenografa e costumista Lucia Mirisola e tramite le parole, i racconti e gli aneddoti dei tre attori presenti (Enrico Papa, Edoardo Sala, Sebastiano Busiri Vici) che con lui hanno lavorato nel cinema.

Perla iniziale il filmato curato dal regista Massimo Castellani introduce allo spettacolo mostrando immagini e riprese di Gigi e Lucia e spezzoni dei loro film. A seguire, la proiezione di alcune scene dei film cui hanno partecipato gli attori presenti; poi, sul palco del Teatro Le Sedie, si susseguono musiche, cori, brani tratti da testi teatrali e cinematografici di Magni in una sequenza molto mossa e gradevole nell' alternarsi degli attori sul palco.

A intervallare i due tempi della rappresentazione l'audio di una interessante intervista concessa dal regista ad Andrea Pergolari, direttore del teatro e curatore dello spettacolo insieme a Giovanni Bocci ed Enrico Papa, con la voce di Gigi che sembra ammonirci dall'Aldilà, invisibile ma presente, per introdurci alla seconda parte divertente e trascinante.

Applausi calorosi del pubblico che pare non accorgersi delle oltre due ore di spettacolo e anzi si sofferma volentieri ad ascoltare ulteriori episodi che lo avvicinino alla conoscenza più intima di Magni.

Onore ai musicisti e agli interpreti: Giovanni Bocci (voce e tromba), Violetta Sala (flauto), Luca Menicucci (chitarra), Giulio Viglianti (batteria), Elvira Cappelletti, Elona Nderjaku (coro);  Enrico Papa, Edoardo Sala, Sebastiano Busiri Vici e Rosella Petrucci attori che si prestano spesso con divertimento all'accompagnamento corale.

A impreziosire l'operazione-omaggio, sulle nere pareti del teatrino sono esposti numerosi "pizzini" di Gigi (messaggi e disegni su carta tramite i quali comunicava con Lucia) a ricordarci la sua origine artistica come disegnatore e vignettista al "Marc'Aurelio".

(sm)

                                                  e Gigi, l'ottavo

Parche - Nona è la parca che tiene la rocca / Che tiene la rocca / Decima tesse con abili dita / Con abili dita… Morta / E’ la terza e sotto a chi tocca / Io tajo li fili e stronco la vita.

Tullo Ostilio - Se campa appesi a un filo nun se scampa / Però pe’ carità / Nu lo tirate troppo che se strappa  / Lassateve portà / Perché da un filo messo a pennolone / Che va de qua e de là / Seppure nun te spieghi la ragione / È bello dondolà / È bello penne ar filo della vita / Perché se sai campà / Un attimo che passa de sfuggita / È già un’eternità. / Se cunnola, se dondola, se va de qua e de là / Ma n’attimo che passa è già n’eternità.

Parche - Se campa appesi a un filo nun se scampa / Però per carità / Nu lo tirate troppo che se strappa /  Lasciateve portà / Perché da un filo messo a pendolone / Che va de qua e de là / Seppure non te spieghi la ragione / È bello dondolà.

Tullo Ostilio - È bello penne ar filo della vita / Perché se sai campaà / Un attimo che passa de sfuggita / È’ già un’eternità. / Se cunnola, se dondola, se va de qua e de là / Ma n’attimo che passa è già n’eternità.

Parche - (in contro canto) Nona è la parca che tiene la rocca / Che tiene la rocca / Che tira sempre con abili dita / Con abili dita… Morta / È la terza e sotto a chi tocca / Io tajo li fili e tronco la vita.