HOME   /  BACHECA

LA SANTA SULLA SCOPA

di Luigi Magni

regia di Andrea Pergolari

 

 Il Teatro delle Sedie  a Labaro ha cambiato sede. Il coraggio e l’amore profondo per il Teatro del suo fondatore Andrea Pergolari l’hanno spinto ad investire tutto il suo futuro (praticamente si è impegnato a vita) nell’acquisto di un luogo che mi auguro possa divenire storico per il quartiere e non solo e spina nel fianco al Teatro fatto di approvvigionamenti pubblici spesso fine a se stessi.

Il nuovo spazio non ha nulla da invidiare ad un bel elegante teatrino parigino; Pergolari ha traslocato tutte le sedie e ne ha aggiunte di nuove, la platea realizzata a gradoni dall’architetto Sebastiano Busiri Vici permette una ottima visibilità in ogni ordine di posti oltre ad una acustica pressoché perfetta.

Alla vigilia di Natale abbiamo visto  “ La Santa sulla scopa”  di Luigi Magni.. (Vorrei che queste righe arrivassero all’esecutore testamentario di Gigi Magni al fine che se ci fosse la possibilità si assegni un fondo  al Teatro le Sedie che onora Gigi costantemente con allestimenti che  ne tengono viva la memoria ed il messaggio e questo a Gigi ed alla sua amata Lucia Mirisola, sono certo, piacerebbe molto, lo vorrebbero !).

Un paio di stagioni or sono il Teatro realizzò uno spettacolo dal titolo “ L’Ottavo re di Roma “ dedicato alla figura del regista, spettacolo che se avesse potuto usufruire di un minimo di budget non avrebbe avuto nulla da invidiare ad una divertente commedia musicale. Chissà se i sogni si possono realizzare ! E’ Natale, crediamoci !

A proposito dello spettacolo visto: lo spettatore è catturato da subito dalla Apollonia di Gioia Montanari, una attrice sulla quale il Teatro delle Sedie dovrebbe decisamente puntare per il suo futuro, è un po’ come avere in squadra Ronaldo (la gente appassionata dovrebbe spostarsi per andarla a sentire e vedere questa attrice): e’ dotata del magnetismo del quale mi ha sempre detto Ronconi… “ci sono attori che come entrano in scena li guardi e non li abbandoni più…. è una dote naturale che non la puoi costruire, c’è o non c’è …“ inoltre questo naturale talento è accompagnato da una capacita vocale e mimica degna della scuola di Orazio Costa. La giovane attrice può crescere ancora molto se si alimenta di una ambizione perfezionistica purtroppo anche maniacale, necessaria per crescere.

Valentina Conti in un certo senso non le è da meno, ha una importante presenza scenica ma nella ricerca del compiacimento col pubblico ostenta una vocalità non necessariamente richiesta per cui risulta un poco esteriore, cerca di imporsi fisicamente trascurando una certa interiorità di cui anche una strega deve pur essere dotata  ! Inoltre  non è sempre bene intonata con gli stornelli composti da Giovanni Bocci, un altro pezzo forte del Teatro; musicista di indubbio talento e capacità vocali non indifferenti. Se abbiamo paragonato la Montanari a Ronaldo, Giovanni Bocci è come il Bonucci della situazione.  

Il regista Andrea Pergolari ha il merito di non essere entrato a gamba tesa nell’allestimento lasciando che il testo non fosse sovraccaricato di effetti che in altri allestimenti ho notato, perché sempre troppo tesi gli attori a dimostrare le loro capacità.

Completa il cast Carlotta Guido, mentre le scene sobrie, ed è un merito, sono di Erika Cellini.

La gente ha seguito con una attenzione notevole ed alla fine l’applauso insistentemente ripetuto ha sottolineato l’apprezzamento del lavoro.

(e.p.) Roma 23 Dicembre 2018)

 

LA SANTA SULLA SCOPA

di Luigi Magni

con Valentina Conti, Gioia Montanari, Carlotta Guido; musiche Giovanni Bocci; scene Erika Cellini; aiuto regia e coreografia Carlotta Guido; regia Andrea Pergolari

 

Durante la controriforma, nella notte di San Giovanni, mentre tutti sono intenti a festeggiare e a rispettare la tradizione con una cena a base di lumache, una presunta strega, condannata al rogo, incontra una santa. Silvestra è una fattucchiera che, dopo atroci torture, attende di essere arsa viva in piazza. Ad assisterla c’è Sorella Apollonia. Ha inizio un confronto tra le due donne e, l’iniziale diffidenza, tra battibecchi e inganni, si trasformerà in un’inaspettata solidarietà. Due donne, due mondi agli antipodi, due interpretazioni delle pulsioni umane e dei desideri, tra carnalità e sublimazione, in uno straordinario duello in romanesco. Scritta nel 1986 da Luigi Magni, una favola popolare beffarda, tenera e sanguigna, nel più puro stile del grande autore romano.

 

Sei personaggi in cerca d'autore

 di Luigi Pirandello

 regia di Michele Placido

Michele Placido affronta all’apice della sua carriera i “ Sei Personaggi in cerca d'autore “ di Luigi Pirandello (una delle prove piu’ difficili per un attore); lo fa mettendo sul piatto tutta la sua riconosciuta bravura di attore e barattandola con la semplice, personale, umile ricerca della propria verità, contagiandoci in questa ricerca …“ la mia tragedia è questa, dico mia ma chissa’ di quanti “…  presentandoci così un Pirandello a cui viene tolto da subito l’involucro della intellettualità, della cerebralità e dove si corre diritti al sentimento, al sentimento profondo e universale del dolore, sottolineato dalla regia con improvvisi lampi di luce e suoni lancinanti che si insinuano nelle pause del dialogo e lo scandiscono, che squarciano e catturano anche  i nostri di dolori che ci vengono rinfacciati nella scena finale dove cinematografici fari accecanti, proiettati verso di noi spettatori, mettono a nudo …“ i mondi di cose nascoste che ognuno porta dentro di sé “.

I “Personaggi” che devono diventare veri siamo anche e soprattutto noi. Noi che dobbiamo …“uscire anche per un attimo solo dalla prigione di questa forma morta, che dobbiamo annientare anche per un attimo solo questa dignità che ci soffoca e ci schiaccia ”.

 Pur nella classicità dell’impianto teatrale viene fuori una versione dei sei personaggi molto attuale: dalla compagnia degli attori (presi in prestito sembra in un moderno workshop) al padre, un signore di mezza età al quale Placido, in un elegante gessato grigio, dona il meglio di sé osservando spesso defilato, regista e burattinaio (di strehleriano richiamo), l’azione e sfoderando con maestria il suo di dolore con mezzi toni trattenuti e pudichi, in stridente contrasto con le strazianti urla della madre, una epidermica Guia Jelo, e le ossessive fragorose penetranti risate della figliastra Dajana Roncione.

Grande intuizione di cui Pirandello si sarebbe compiaciuto è inoltre la mancanza di intervallo. A sottolineare che Il dolore non si interrompe sorseggiando una tazzina di caffè.

I soffusi  piazzati di luce di Gaetano La Mela che evocano una atmosfera calda di Sicilia così come gli accorati accompagnamenti musicali opera di Luca D’Alberto e i costumi di Riccardo Cappello concorrono alla riuscita di un lavoro che può contribuire a pieno titolo a rilanciare  il celebre teatro catanese con un enseble di attori tutti bravi che meritano nuove importanti avventure: da Luca Iacono a Luana Toscano a Clarissa Bauso, Flavio Palmeri, Silvio Laviano, Egle Doria, Luigi Tabita, Ludovica Calabrese, Federico Fiorenza, Marina La Placa, Giorgia Boscarino, Armando Sciuto.

 

(e.p.)  Siena  9 Dicembre 2018

LA CARRIOLA

di Luigi Pirandello

nella interpretazione di Enrico Papa

introduzione di Bruno Pischedda

In una Milano dal “cielo di Lombardia” bellissimo e, purtroppo, dal traffico congestionato ci ha accolto la sala auditorium dello Studio La Scala per un evento che, ideato per i collaboratori dello studio, è stato aperto a un pubblico più vasto e molto interessato. Incentrato sulla novella di Pirandello, ha visto l’intervento del professor Bruno Pischedda a precedere l’interpretazione di Enrico Papa.

Il professore ha introdotto l’argomento trattato con una relazione magistrale, inquadrandolo nell’epoca, nella tematica dell’autore e nella sua esperienza umana e artistica, citando a buon ragione anche il dadaismo quale contaminazione  presente nel gesto liberatorio, grottesco ancor più che umoristico del protagonista, avvocato stimatissimo e osannato, soffocato nell’ingessatura del ruolo che deve interpretare per tutti “quelli che mi vogliono così e non altrimenti”.

L’interpretazione, a seguire, di Enrico Papa, calibratissima e al contempo molto sfaccettata, a rendere tutti i turbamenti, gli interrogativi, i sogni, i cedimenti, le rinunce e le ribellioni che convivono in una giostra di alterni sentimenti nell’animo del protagonista, ci ha coinvolti  in un esame collettivo sulle nostre stesse“mancanze”, sull’aspirazione a quel qualcosa di impercettibile e sempre anelato, forse per la sua stessa assenza, che balena talvolta anche nella nostra mente in una percezione evanescente e distante.

E il gesto eclatante, segreto e inconfessabile di liberazione e vendetta del quale l’esimio “commendatore, professore, avvocato” ci rende partecipi assume nell’interpretazione di Enrico Papa la provocatorietà dissacratoria propria del dadaismo, in completa consonanza con l’analisi esposta precedentemente dal professor Pischedda.  Quando il sentimento artistico percepisce con istinto la profondità del testo, oltre la razionalità !

Applausi caldissimi, pubblico entusiasta della rappresentazione di questa novella molto complessa, nella quale il pensiero di Pirandello è già tutto presente: la maschera, il ruolo, le convenzioni borghesi, la prigione della forma, la necessità della ribellione tramite un atto di follia liberatoria, in una interpretazione apprezzatissima e stupefacente. Ne abbiamo avuto conferma di tale soddisfatta partecipazione nel corso del buffet che ha permesso un interessante scambio tra i presenti molto coinvolti.

 

(s.m.) Milano 4 dicembre 2018

 

 

OLMI 1
Olmi 1.mp3 [17.81 MB]
Download
OLMI 2
Olmi 2.mp3 [17.02 MB]
Download
OLMI 3
Olmi 3.mp3 [13.66 MB]
Download
OLMI 4
Olmi 4.mp3 [13.69 MB]
Download
OLMI 5
Olmi 5.mp3 [21.10 MB]
Download
OLMI 6
Olmi 6.mp3 [14.96 MB]
Download
OLMI 7
Olmi 7.mp3 [13.28 MB]
Download
OLMI 8
OLMI 8.mp3 [17.20 MB]
Download
OLMI 9
OLMI 9.mp3 [15.95 MB]
Download
OLMI 10
0LMI 10.mp3 [15.33 MB]
Download
OLMI 11
OLMI 11.mp3 [12.15 MB]
Download
OLMI 12
OLMI 12.mp3 [17.00 MB]
Download
OLMI 13
OLMI 13.mp3 [14.63 MB]
Download
OLMI 14
OLMI 14.mp3 [9.18 MB]
Download

“Ho bisogno della bellezza, così come amo ogni anelito dell’uomo per compararsi a essa. Rinuncerei a qualsiasi merito artistico pur di riuscire a fare della mia vita un’opera d’arte”. (Ermanno Olmi)

Zio Vanja

Che fare, bisogna vivere

Noi vivremo, zio Vanja. Vivremo una lunga, lunga sequela di giorni e di interminabili sere; affronteremo pazientemente

le prove che il destino ci manderà, adesso e in vecchiaia, senza conoscere riposo. E quando verrà la nostra ora,

moriremo rassegnati e là, nell'oltretomba, diremo che abbiamo sofferto, che abbiamo pianto, che abbiamo conosciuto

l'amarezza, e Dio avrà pietà di noi e tu ed io, zio, caro zio, vedremo una vita luminosa, meravigliosa, splendente; noi ci.

rallegreremo e, commossi, ci volteremo a guardare le sciagure di oggi, con un sorriso, e riposeremo. Io credo, zio, credo

ardentemente, appassionatamente..Riposeremo!

Riposeremo! Sentiremo gli angeli, vedremo il cielo cosparso di diamanti, vedremo tutto il male della terra, tutte le

nostre sofferenze annegare nella misericordia che colmerà di sé il mondo, e la nostra vita diverrà quieta, tenera, dolce,

come una carezza. Io credo, credo..Povero, povero zio Vanja, tu piangi...Non hai conosciuto gioia nella tua vita, ma aspetta, zio Vanja, aspetta... Riposeremo...Riposeremo!     ( da ZIO VANJA)

La carriola

"...una vita remota, che forse era stata sua, non sapeva come né quando; di cui gli alitava il ricordo indistinto non d’atti, non d’aspetti, ma quasi di desiderii prima svaniti che sorti; con una pena di non essere, angosciosa, vana e pur dura, quella stessa dei fiori, forse, che non han potuto sbocciare" ( da  "LA CARRIOLA " )