HOME   /  LA POESIA CONTEMPORANEA   /  Giuseppe d'Ambrosio Angelillo

Libri

 

Ho perso un po' di tempo a studiare
nella mia vita,
anche troppo,
e chissà se poi ne valeva davvero la pena
sapere tutte queste cose che so,
probabilmente no.
Mi ricordo che una volta Schiller disse,
dopo che per anni e anni 
aveva studiato filosofia,
che chissà a cosa gli era mai servito
riflettere così tanto sulla poesia,
"Per scrivere poesie: a nulla", 
disse a se stesso,
e smise da quel momento in poi di studiare.
Io invece continuo,
anche se a scartamento ridotto,
anche se so da tempo
che non serve a niente.
Quando vedo un giovane che si laurea,
mi fa pena,
"Chissà che se ne farà ora
del suo pezzetto di carta", mi dico.
Io non me ne son fatto niente,
come tanti della mia generazione.
So come funzionano tante cose,
ma non ci faccio niente,
non so cambiarle,
perché ho imparato a mie spese,
che cambiarle è impossibile.
Se gioventù sapesse
se vecchiaia potesse, si dice.
Se avessi saputo da giovane
quello che so ora
non avrei studiato niente,
son sicuro 
che ora sarei 1000 volte più sapiente,
e soprattutto sarei 1000 volte 
più bravo a scrivere.
Eppure i libri li amo
e non posso fare a meno di loro
per vivere.
"Che fatica scrivere 
anche il più brutto di loro", penso
e so sulla mia pelle quel che penso,
e così mi diventa prezioso,
molto più che il denaro
che per esempio mi costa
per comprarlo.
Ma non esistono libri brutti,
perchè ogni libro contiene
la parte più bella dell'anima
di colui che l'ha scritto,
e forse sarà per questo che ho studiato
così tanti libri:
ho conosciuto tante anime care...
buone, forti, incredibili...
e per un mistero che non so spiegare
mi sembra di essere diventato pure io
buono, forte, incredibile...
E tutto sommato, anche se non è servito
assolutamente a niente,
son contento di aver studiato così tanto
nella mia vita,
anche troppo...

 

Favola strana

 

abitiamo sogni incerti e roventi
eppure la sappiamo a memoria l'universale realtà,
preferiamo però ribellarci al nostro destino
e farci poeti inermi
che cantano come pesci,
in silenzio.
con parole sì, ma solo scritte come spirito
su una certa carta che sempre poi subito brucia,
divampando in un baleno.
e così allora la nostra grama vita
è un pupazzo che se ne va a fuoco,
è un cuore malato di testa 
che non vuole arrendersi mai.
preferisce questo mondo
sia pure in un mare di guai,
ma comunque sempre turgido di vera poesia.
e così allora il sogno suona solo per noi
come da una tromba di un antico profeta,
come da un trombone di un falso amico, 
carico a perfidia.
incerti e bollenti
rimaniamo così nella nostra casa di dolce amara poesia,
indecisi se contenti
o del tutto infelici.

 

 

Poeta

 

poeta, che fai ridere il mondo

con la tua assurda domanda,
che danneggi inopportuno il tempio
con la tua preghiera scalcagnata,
che ti spacci per un eroe
e non sei invece che una bestia con i fanali accesi,
che accendi sempre uno strano fuoco
in una casa che non è tua,
che sbagli sempre entrata con il tuo vento di nulla,
che raccogli gramigna e la vendi per fiori profumati,
"il mondo è bello", dici sempre,
ma forse bello è solo il tuo libro
che non ti dà manco da mangiare.

A ogni notte l'anima si leva in volo e stranamente sogna

 

A ogni notte l'anima si leva in volo
e si vuole ubriacare d'amore e di vita,
è la stessa terra che la vuole così,
una lunga carovana di bellezze
che sempre resistono a tutto.
E allora non si va a letto
ma a soqquadro 
il vento ci squaderna il sogno,
in un riquadro di stelle
dove in un istante arriviamo
e non per riposarci.
Eppure la grazia del vivere
non è un segreto,
è sotto gli occhi di tutti
e certo non si fa scordare.
L'allegria non è una pazza, no.
Si vola e si vedono angeli per compagni,
che lievi ci ricordano sempre
da dove veniamo
e che storia abbiamo.
In quel lontano riquadro di stelle
ci facciamo qualche volta un rifugio,
che stranamente sempre ci salva.

Il mio gattone nero

 

raccontano che l'amore non vale nulla
e che sono i denari quel che conta nella vita,
se lo dicono forse ci credono e sarà vero per loro,
ma la psicologia ha pure il suo grande vocabolario,
e spesso dice che non sempre si dice
quel che davvero si pensa,
secondo me anche il mio gattone nero,
che pure non pensa sempre al cibo,
mi ha in gran conto nei suoi pensieri
e son certo che a suo modo mi vuole molto bene,
è un gatto nero molto saggio,
non legge i giornali
e non guarda neppure la televisione.
non è mai andato nemmeno un giorno
manco a scuola.

Pasqua italiana(preghiera di un poeta)

 

Signore, converti al bene tutti i malvagi,
forse solo questo miracolo
può salvare questo mondo
che si mangia la fede
alla maniera di uno spettacolo come un altro,
la bellezza,
il pericolo,
e il panno strappato del biliardo su cui giocare.
Signore, fa' che i malvagi
si accontentino del brodo come tutti gli altri,
della crosta di pane
e del pomodoro sulla tavola,
lasciali seccare con le loro maschere ipocrite
come un teatro qualunque
che non funziona più.
I selvaggi sono tristi
i barbari son malati,
la massa dei poveri è ammassata sulla spiaggia
come una razza senza più orizzonti,
spingili in mare, che san passare
come gli Ebrei,
gioia, carità, pietà,
Signore, converti al bene
tutti i malvagi
che san fin troppo perfetto ciò che fanno.
Processi, cattiverie, lampade al catrame,
libri corrotti, armi arrugginite,
stracci luridi senza più ripari.
Signore, spacca questi divani,
le bilance
e i cassoni d'oro,
i cani si ubriacano di ruhm
i vermi di parole,
prostitute,
mascalzoni,
vagabondi di tutte le finte rivoluzioni,
droghisti, pezzenti, trovarobe di grande ricettazioni.
Signore, trenta soldi e un pezzo di corda
vuole sempre Giuda
per tradirti
e fumarsi il paradiso,
e ora sono qui pure i Cinesi
con le loro innumerevoli botteghe,
comprano montagne
e vendono sorrisi strani.
Signore, converti al bene
ogni malvagio,
poi butta via la chiave
e che non si pensi più ai labirinti infernali.
Polvere, fuochi e vetri rotti,
si parte all'attacco della parete
anche se è mille volte sfondata,
si vendono i lenzuoli, i mattini, e pure le mani.
Signore, porta il tuo pane a tutti
il vino santo e la tovaglia,
chiama ognuno per nome
e suona la tua tromba,
gli angeli son già tutti dietro di te
chiama la massa dei poveri
ai loro giorni felici,
convinci tutti i popoli al bene
e fa' suonare finalmente tutte le campane del mondo
per la Resurrezione alla vita
di tutta questa gente morta...
Signore, converti al bene tutti i malvagi...

Sempre come poco più di niente

 

siamo tutti nella storia dell'umanità,
chi in alto, chi in basso,
chi invisibile del tutto,
ma anche da invisibili ci siamo dentro,
nonostante tutto, nonostante niente,
nonostante tutti noi,
così maledetti,
così perdenti.

io mi sbatto come posso
tra l'aria sporca, le anime nere,
l'inverno milanese sbalordito di chissà che.
fisso i miei tetti rossi di periferia
e mangio arance, cioccolate, 
le 30 canzoni più belle della settimana,
il niente.

ormai so molto bene cosa sia l'umanità,
che mi metto a ridere,
e la saluto come se fosse una vecchia zotica zitellona
rincoglionita.

mi metto qui, al quinto piano di un palazzone popolare,
e prego per la rinascita di una antica utopia,
anche lei
poco più di niente.

dico a Dio: "Ci sei?"
non mi risponde nessuno come al solito
ma io so che c'è.
anche se non credo so che c'è.
e non vi spiego il perché
altrimenti mi cancellereste dal quaderno degli amici
e non mi comprereste più i libri,
poco più di niente anche loro.

per dir la verità mi sento da molto uno sgangherato,
ma non ci penso nemmeno un po' 
a dichiararmi uno sconfitto.
ieri sera ho pensato questo:
il male di questo mondo è un mostro imbattibile
e anche combatterlo non serve a niente
perché alla fine vince sempre lui.
è troppo grosso, è troppo intelligente,
non si fa vedere,
se ne sta sempre sotto di noi.
ma combatterlo fino alla fine
è il nostro destino di uomini.
se ne hai paura soccomberai lo stesso,
come se lo combatti,
e in entrambi i casi
sempre come poco più di niente.

ma il tuo destino è ciò in cui tu stesso credi,
il tuo carattere,
non la politica,
la religione.

a che serve arrendersi per l'altrui sconfitta?
se per conto tuo non ti arrendi non sei uno sconfitto,
sei uno che perde, sia pure,
ma sempre qualcuno che lotta,
anche se come poco più che niente.

adesso ascolto i comunicati della radio
e rido.
l'aria sporca, le anime nere,
l'inverno rimbambito per tutto il mondo.
e tutta quanta l'umanità
che fa la vecchia zitellona rincoglionita finta tonta.

è proprio così.
siamo tutti quanti nella storia dell'umanità,
chi bello, chi brutto,
chi impresentabile del tutto, come forse io stesso,
ma anche impresentabili ci siamo dentro,
nonostante i potenti, nonostante i cuorcontenti,
nonostante tutti noi,
così maledetti,
così perdenti.
così sempre come più che niente.