CENTRO ITALIANO DI POESIA 

 

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Per coloro che amano il Sublime in tutte le sue espressioni e gli interpreti che lo veicolano

                                          Ti ricordiamo

                                  oggi, un anno senza di te

Oggi. Scrivere il nome

 

Comincia con lo scrivere il tuo nome,

perché ne resti traccia, qualche segno di grafite

risonante nel bianco. Con poche lettere

sigla decenni di storia, il silenzio

della pagina pronto a spalancarsi,

ad accogliere e disperdere.

Spicca nel bianco e non è più bianco

ma voce la matita che attraversa il foglio,

e goccia a goccia qualcosa cede e ti si allarga dentro:

Pierluigi e dopo Cappello, in un sussurro un nome;

e dentro un nome, l’uomo che non concede a sé

i suoi stessi lineamenti, protetti da un’ottusità misericordiosa.

Leggero, come la cenere. Fresco, come l’aria fra le dita.

Scomparso, come una nuvola.

 

Pierluigi Cappello

 da Stato di quiete, p. 53, BUR Rizzoli 2016

 

                                          29 settembre 1571

"Chi dice il vero non potrà avere né riparo, né focolare e neppure patria. È l’uomo dell’erranza. È l’uomo della fuga in avanti dell’umanità."

                            LA VERA NATURA DI CARAVAGGIO

                             Il Cinema in Mostra

 

  Volti e Immagini dalla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 1932 - 2018

Il “De Bains” o della bellezza “malgré tout”. Cornice ideale per una mostra affascinante  e coinvolgente che incanta nell’ immersione in quel mondo al limite tra la realtà e il sogno che tutti avvince: il mondo del cinema.

Il dentro e il fuori, i set, gli amori veri o presunti, gli affetti familiari, la storia stessa del cinema raccontata in un dipanarsi ricchissimo di testimonianze degli ottantasei anni di vita della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, dai primordi, quando fu inaugurata la sua prima edizione il 6 agosto 1932 dal conte Volpi di Misurata – con il nome di Esposizione -  fino ai nostri giorni con le sue 75 edizioni.

Il cinema come visione e fascinazione, come ricordo e nostalgia e testimonianza e speranza in simbiosi perfetta con l’ambientazione in un luogo che, pur ferito, resiste e guarda al futuro.

Innumerevoli fotografie, filmati, materiali in gran parte inediti ci guidano in un percorso onirico nel quale la nostra stessa immagine affiora talvolta negli specchi  a riflettere lo stupore che ci coglie di fronte a tanta bellezza.

 “Percorso della prima e più antica manifestazione dedicata alla nuova forma d’espressione artistica, sviluppatasi a partire dall’invenzione dei fratelli  Lumiere che risaliva a tre soli decenni prima” scrive il curatore Alberto Barbera, direttore della 75 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica;  storia del cinema ma anche storia dell’Italia e del mondo, commenta il Presidente de La Biennale di Venezia Paolo Baratta.

La Mostra resterà aperta fino al 16 settembre.  Ingresso libero.

Venezia e il lido meritano un viaggio, per un motivo in più.

s.m.

Venezia, 6 settembre 2018

Questa sera, in occasione dei cinquantuno anni di Pierluigi Cappello, lo festeggiamo in sua assenza, ricordandolo con i suoi versi

Isola

 

Padre, io a te
io inchiodato a te su questo scoglio
divino che conosci la tua alba
e allacci la tua potenza al fulmine
da questo culmine di spasimo
io vinto mando a te
vincitore di padri
la prora disorientata delle mie parole.
Concedi a coloro che erano ciechi
e a dismisura adesso vedono,
rotto il sigillo della fiamma,
l'ustione della carezza, il fragore
del pugno, ora che sanno
il tossico del palmo e delle nocche
ed è notte, profonda notte
a occidente di ogni immaginare
ora che le iridi conoscono
le costellazioni del dolore e del piacere;
concedi loro di sopportare
per ogni ciglio sospeso alle tenebre
al tramonto di ogni palpebra sfinita
la pronuncia dell'alba e del crepuscolo
e il rombo immenso, che sale dall'uomo.

 

 

 

Un ricordo di Marylin che cinquantasei anni fa ci lasciava orfani della sua incomparabile grazia, con l'omaggio di Pier Paolo Pasolini - brano tratto dalle prove per la spettacolo "Pasolini's"

 

 

Marilyn

Del mondo antico e del mondo futuro
era rimasta solo la bellezza, e tu,
povera sorellina minore,
quella che corre dietro i fratelli più grandi,
e ride e piange con loro, per imitarli,

tu sorellina più piccola,
quella bellezza l’avevi addosso umilmente,
e la tua anima di figlia di piccola gente,
non ha mai saputo di averla,
perché altrimenti non sarebbe stata bellezza.

Il mondo te l’ha insegnata,
Così la tua bellezza divenne sua.

Del pauroso mondo antico e del pauroso mondo futuro
era rimasta sola la bellezza, e tu
te la sei portata dietro come un sorriso obbediente.
L’obbedienza richiede troppe lacrime inghiottite,
il darsi agli altri, troppi allegri sguardi
che chiedono la loro pietà! Così
ti sei portata via la tua bellezza.
Sparì come un pulviscolo d’oro.

Dello stupido mondo antico
e del feroce mondo futuro
era rimasta una bellezza che non si vergognava
di alludere ai piccoli seni di sorellina,
al piccolo ventre così facilmente nudo.

E per questo era bellezza, la stessa
che hanno le dolci ragazze del tuo mondo...
le figlie dei commercianti
vincitrici ai concorsi a Miami o a Londra.
Sparì come una colombella d'oro.
Il mondo te l’ha insegnata,
e così la tua bellezza non fu più bellezza.

Ma tu continuavi a essere bambina,
sciocca come l’antichità, crudele come il futuro,
e fra te e la tua bellezza posseduta dal Potere
si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente.
La portavi sempre dietro come un sorriso tra le lacrime,
impudica per passività, indecente per obbedienza.
Sparì come una bianca colomba d’oro.

La tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico,
richiesta dal mondo futuro, posseduta
dal mondo presente, divenne un male mortale.

Ora i fratelli maggiori, finalmente, si voltano,
smettono per un momento i loro maledetti giochi,
escono dalla loro inesorabile distrazione,
e si chiedono: «È possibile che Marilyn,
la piccola Marilyn, ci abbia indicato la strada?»
Ora sei tu,
quella che non conta nulla, poverina, col suo sorriso,
sei tu la prima oltre le porte del mondo
abbandonato al suo destino di morte.

 

versione della poesia tratta dal film La rabbia - I parte (1963), scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini

Michele Placido a "Universo Assisi" con  "Gloriosus Franciscus"

Grande aspettativa tra il foltissimo pubblico per l’atteso evento di chiusura del Festival Universo Assisi, alla sua seconda edizione, ospitato nella città di Francesco.

Fondale la Basilica di Santa Maria degli Angeli, platea il sagrato della chiesa, sul palco gli strumentisti-cantori dell’Anonima Frottolisti a introdurre e intervallare con le loro musiche le voci di Michele Placido e del figlio Brenno che interpretano passi, ricavati da una ricerca filologica approfondita, che ripercorrono la vicenda umana e mistica del Santo.

La ricerca dell’ensemble sulle musiche per Francesco spazia dal XIII al XVI secolo, periodo nel quale il connubio tra l’arte musicale e il francescanesimo è stato molto stretto e fondamentale al fine della comunicazione e del proselitismo dell’ “Ordine”; in tal modo è stato offerto uno spaccato notevolissimo della storia musicale dedicata al francescanesimo durante i primi tre secoli del suo affermarsi.

Altrettanto puntuale la ricerca di Michele Placido, autore della drammaturgia che, partendo dai manoscritti medievali, approda alle opere a stampa del Rinascimento, un percorso anche nella lingua che mescolava l’uso del genere colto, in lingua latina, a quello del volgare che si andava affermando.

Questo appuntamento unico, prodotto  in esclusiva per Assisi e la chiusura della sua Manifestazione,  grazie all’armonioso intreccio tra la ricerca e l’interpretazione musicale dell’Anonima Frottolisti e quella letteraria e poetica di Michele Placido ed alla sua partecipe, convinta e aderente interpretazione ha riscosso grande successo.

Ad affiancare Michele il giovane figlio Brenno, emozionato davanti a una così vasta, plaudente platea.

 

Stefania Minnucci

Assisi, 29 luglio 2018

 

 

In questa notte strana, ricca di magia e mistero, in dono una poesia di Mario Luzi

 

 

Non andartene,
non lasciare
l’eclisse di te
nella mia stanza.
Chi ti cerca è il sole,
non ha pietà della tua assenza
il sole, ti trova anche nei luoghi
casuali
dove sei passata,
nei posti che hai lasciato
e in quelli dove sei
inavvertitamente andata
brucia
ed equipara
al nulla tutta quanta
la tua fervida giornata.
Eppure è stata,
è stata,
nessuna ora
sua è vanificata.

 

(da Dottrina dell’estremo principiante, Garzanti, 2004)

Billy Elliott, il musical

Temere, avendo così tanto amato il film, di subire una cocente delusione dall’allestimento in musical di Billy Elliott portato in scena al teatro Erkel di Budapest con la produzione del Teatro dell’Opera ungherese era forte e palpabile. E invece altrettanto lo è stata la sorpresa e l’entusiasmo che vibrando nell’aria, elettrica come la vitalità di Billy, ci hanno coinvolti con tutta la comunità festante e partecipe degli spettatori insieme ai quali abbiamo riso, ci siamo commossi  e abbiamo applaudito al ritmo della musica di Elton John.

Spettacolo rigorosissimo, rutilante, intelligente e ricco di invenzioni, assecondato da un cast numeroso e tecnicamente preparato in tutte le discipline richieste dal musical, puntuale in ogni aspetto: dai molteplici “quadri” dalle scenografie suggestive di István Szlávik, alle coreografie  impeccabili di Tihanyi Ákos e Szikora Boglárka, il tutto orchestrato dalla regia intransigente di  Szirtes Tamás.

Con forza maggiore rispetto al film questa messa in scena indica il sentiero da percorrere, quello che conduce alla ricerca della propria individualità, al rispetto per la singolarità del propria essenza, all’esaltazione e affermazione delle proprie inclinazioni innalzando, soprattutto, un inno al potere liberatorio e rivoluzionario dell’arte.

La lingua ungherese contribuisce ad accrescere il fascino di questa storia dal grigio, fumoso fondale minerario inglese, metafora della vita, donandole un respiro universale, favolistico ed allegorico.

La fedeltà a se stessi è il talismano segreto che apre le porte a una vita pienamente realizzata.

Pubblico entusiasta, applausi fragorosi al ritmo della musica per invitare gli artisti a donarsi ancora.

Noi… non abbiamo resistito al richiamo del matinée successivo !

 

sm

Budapest, 12 luglio 2018

 

Un ricordo di Alberto Bevilacqua

Dettagli a sangue

 

Di tanto amarti perduto
non resterà che questo:
il ricordare a strappi come ci si leva
una benda per rabbia da una ferita
fresca,
solo frammenti, dettagli a sangue,
o svolte fulminee,
il senso del dolore prima che il dolore esulti:
il poco, il breve
che non sapevamo vivendoli capaci d’immenso.

 

Alberto Bevilacqua
da Le poesie, Oscar Mondadori

Vogliatemi bene quando non ci sarò più....

ERMANNO OLMI ERMANNO OLMI

 

 

 

 

 

 

 

             L'albero degli zoccoli

  Moro

 

  Acciambellato in quella sconcia stiva,
  crivellato da quei colpi,
  è lui, il capo di cinque governi,
  punto fisso o stratega di almeno dieci altri,
  la mente fina, il maestro
  sottile
  di metodica pazienza, esempio
  vero di essa
  anche spiritualmente: lui -
  come negarlo? - quell'abbiosciato
  sacco di già oscura carne

  fuori da ogni possibile rispondenza
  col suo passato
  e con i suoi disegni, fuori atrocemente -
  o ben dentro l'occhio
  di una qualche silenziosa lungimiranza – quale?
  non lascia tempo di avvistarla
  la superinseguita gibigianna.

 

  Mario Luzi

  da “Per il battesimo dei nostri frammenti”, Garzanti, 1985

 

Lontano lontano…

 

Lontano lontano si fanno la guerra.
Il sangue degli altri si sparge per terra.

 

Io questa mattina mi sono ferito
a un gambo di rosa, pungendomi un dito.

 

Succhiando quel dito, pensavo alla guerra.
Oh povera gente, che triste è la terra!

 

Non posso giovare, non posso parlare,
non posso partire per cielo o per mare.

 

E se anche potessi, o genti indifese,
ho l’arabo nullo! Ho scarso l’inglese!

 

Potrei sotto il capo dei corpi riversi
posare un mio fitto volume di versi?

 

Non credo. Cessiamo la mesta ironia.
Mettiamo una maglia, che il sole va via.

 

Franco Fortini
(da "Canzonette del Golfo")

FRANCO FORTINI FRANCO FORTINI

                                      MEDITAZIONE

da "La Passione. Via Crucis al Colosseo" di Mario Luzi

MARIO LUZI MARIO LUZI

 Padre mio, mi sono affezionato alla terra

 quanto non avrei creduto.

 È bella e terribile la terra.

 Io ci sono nato quasi di nascosto,

 ci sono cresciuto e fatto adulto

 in un suo angolo quieto

 tra gente povera, amabile e esecrabile.

 Mi sono affezionato alle sue strade,

 mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,

 le vigne, perfino i deserti.

 È solo una stazione per il figlio Tuo la terra

 ma ora mi addolora lasciarla

 perfino questi uomini e le loro occupazioni,

 le loro case e i loro ricoveri

 mi dà pena doverli abbandonare.

 Il cuore umano è pieno di contraddizioni

 ma neppure un istante mi sono allontanato da te.

Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi

 o avessi dimenticato di essere stato.

 La vita sulla terra è dolorosa,

 ma è anche gioiosa: mi sovvengono

 i piccoli dell’uomo, gli alberi e gli animali.

 Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.

 Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.

 Sono stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?

 Il terrestre l’ho fatto troppo mio o l’ho rifuggito?

 La nostalgia di te è stata continua e forte,

 tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna.

 Padre, non giudicarlo

 questo mio parlarti umano quasi delirante,

 accoglilo come un desiderio d’amore,

 non guardare alla sua insensatezza.

 Sono venuto sulla terra per fare la tua volontà

 eppure talvolta l’ho discussa.

 Sii indulgente con la mia debolezza, te ne prego.

 Quando saremo in cielo ricongiunti

 sarà stata una prova grande

 ed essa non si perde nella memoria dell’eternità.

 Ma da questo stato umano d’abiezione

 vengo ora a te, comprendimi, nella mia debolezza.

 Mi afferrano, mi alzano alla croce piantata sulla collina,

 ahi, Padre, mi inchiodano le mani e i piedi.

 Qui termina veramente il cammino.

 Il debito dell’iniquità è pagato all’iniquità.

Ma tu sai questo mistero. Tu solo.

 

 

 

 

 

 

 

Parma capitale italiana della cultura 2020, 

Sotto le feste

 

Rullano lontani tamburi.
Auguri auguri auguri.

 

Giorgio Caproni 

(Tutte le poesie, Milano, Garzanti 2013)

Nel segno della tenerezza

Madre e figlio * Bernardino Luini Madre e figlio * Bernardino Luini
PIERLUIGI CAPPELLO PIERLUIGI CAPPELLO

Dicono che la mia
sia una poesia d’inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due noi siamo una cosa sola.

                                                     

      (Eugenio Montale)