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Il tuo ricordo

 

Il tuo ricordo, sul fondo
della mia solitudine,
ne rivela l’ampiezza
e tuttavia la limita.

Così un canto d’uccello
addolcisce l’immensità del cielo
e una singola vela
rende umano il mare.

È come una mancanza di respiro

 

È come una mancanza di respiro
e un senso di morire
quando mi stringe improvviso
il desiderio di te tanto lontano
e nulla può calmarlo, altro pensiero
non può occuparmi, tranne il Paradiso
che sarebbe per me lo starti accanto.
Ma poiché ciò m’è negato, più cara,
molto più cara d’una fredda pace
mi è la stretta indicibile -
quasi marchio di fuoco che proclami
ancora e sempre quanto sono tua.
A nessun costo vorrei separarmi
da questo mio dolore.

La conchiglia

 

Non a te appartengo, sebbene nel cavo
Della tua mano ora riposi, viandante,
Né alla sabbia da cui mi raccogliesti
E dove giacqui lungamente, prima
Che al tuo sguardo si offrisse la mia forma mirabile.
Io compagna d’agili pesci e d’alghe
Ebbi vita dal grembo delle libere onde.
E non odio né oblio ma l’amara tempesta me ne divise.
Perciò si duole in me l’antica patria e rimormora
Assiduamente e ne sospira la mia anima marina,
Mentre tu reggi il mio segreto sulla tua palma
E stupito vi pieghi il tuo orecchio straniero.

All'ipotetico lettore

Ho messo la mia anima fra le tue mani.
Curvale a nido. Essa non vuole altro
che riposare in te.
Ma schiudile se un giorno
la sentirai fuggire. Fa' che siano
allora come foglie e come vento,
assecondando il suo volo.
E sappi che l'affetto nell'addio
non è minore che nell'incontro. Rimane
uguale e sarà eterno. Ma diverse
sono talvolta le vie da percorrere
in obbedienza al destino.

Lascia sia il vento

Lascia sia il vento a completar le parole
che la tua voce non sa articolare.
Non ci occorrono più le parole.
Siamo entrambi il medesimo silenzio.
Come due specchi, svuotati d' ogni immagine,
che l'uno all'altro rendono
un semplice raggio. E ci basta.

La farfalla è condannata per le sue ali, che sono antieconomiche.

Osbert Sitwell

                                                                                                                                                            Non voglio

 

Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri

e difficili, ma io vedo chiaro

e so che in fondo sono solamente

metri e gessetti con cui misurate

e segnate – segnate e misurate

senza stancarvi.

 

Sfilate spilli di tra le labbra, come una sarta:

me li appuntate sullanima

e dite: “Qui faremo un bellorlo.

Dopo starai tanto meglio”.

 

Io non voglio che mi tagliate un pezzo danima!

Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo,

ebbene, non voglio entrarci.

 

Sono un poeta: una farfalla, un essere

delicato, con ali.

Se le strappate, mi torcerò sulla terra,

ma non per questo potrò diventare

una lieta e disciplinata formica.

   Tomba lucana

 

La figura
piumata e con artigli (uccello e demone)
si tiene indietro, ma pronta
a balzare. La sente
senza vederla il giovane soldato
che l'ha alle spalle. La sente
e forse anche la vede l'avversario
che, giavellotto in pugno, si prepara a vibrare
il colpo micidiale. Non v'è odio
nei loro volti solo una profonda
attenzione perché si compia presto
quello che deve compiersi e, in entrambi,
una cosciente tristezza per l'amaro
fato dell'uomo in guerra. Al vincitore
nulla assicura che domani, ad opera
d'altri, non sia lui il vinto, lui l'ucciso.
Dal condannato d'oggi rifluisce
l'anima con il sangue. Misterioso
come la sua Parca, un suonatore
di flauto dà il segnale. Con le braccia
strette al petto o levate
inutilmente il cielo, ora le donne
incominciano il pianto.

   

   Guado

 

L'anno contiene quest'unico guado
verso di te. Ogni volta
lo trovo un poco più sommerso, l'onda
più gonfia, la corrente
più minacciosa. Eppure
io t'ho raggiunto ancora, ed ogni breve
istante che trascorro accanto a te
diviene un "sempre" e se ne nutrirà
anche il tempo deserto. Se una dura
legge c'imporrà un "mai", noi condannati
ed immobili sulle opposte rive
intrecceremo tuttavia i richiami
di un desiderio tramutato in splendore.
Così la Tessitrice ed il Pastore
si rispondono: Vega ed Altair
tra cui si snoda l'alto
stellato fiume.

 
 

  Anelli del tempo

 

Degli anelli del tempo, che si aggiungono
sempre nuovi, furono alcuni così stretti
che ne ricordo solo l'orrore di soffocare.
In altri, larghi e informi, vagai smarrita
senza un sostegno a cui aggrapparmi. I più,
pallidamente indifferenti, si ammucchiavano
gli uni sugli altri, subito saldandosi
senza nemmeno un segno di sutura.
Solo a pochi e per poco è tollerabile
riandare. Ma almeno questo, l'ultimo,
di cui oggi si chiude il cerchio, resta perfetto
nel mio cuore: cornice d'oro intorno
a uno specchio di gioia. Chiedo solo
di serbar quest'immagine. E che a te
uno stesso fulgore la riveli
e la circondi, allo scadere dell'ora,
nel tuo specchio gemello.