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Desiderio di cose leggere

 

Giuncheto lieve biondo
come un campo di spighe
presso il lago celeste
e le case di un’isola lontana
color di vela
pronte a salpare –
Desiderio di cose leggere
nel cuore che pesa
come pietra
dentro una barca –
Ma giungerà una sera
a queste rive
l’anima liberata:
senza piegare i giunchi
senza muovere l’acqua o l’aria
salperà – con le case
dell’isola lontana,
per un’alta scogliera
di stelle –

 

Antonia Pozzi
1° febbraio 1934

 

da Mia vita cara - Cento poesie d'amore e silenzio - a cura di Elisa Ruotolo, Interno Poesia Editore, Latiano 2019

Di questo parlar mio

 

Di questo parlar mio, che si frantuma,
so così poco come il terrazziere
sa della tazza ritrovata in cocci
entro il suo sterro: e qualche coccio ha un suo
quieto brillare, un poco spento
dalla terra, che ricorda altri giorni,
ed altre forme, anzi l’intera forma,
la genuina e perfetta,
sotto un sole che fu per un momento
al suo apogeo, e brillò sulle labbra
giovanili che bevvero, fresche
come prugne a settembre,
de’ suoi colori, alle soavi nebbie
che li velavano: labbra,
tazza e bevanda ancora vive in questi
pochi frammenti; e il resto è sogno.

 

Carlo Betocchi
da Diarietto invecchiando, Eurographica, 1982

Ottone Rosai: ritratto di Carlo Betocchi

Per i 90 anni di Franco  Loi

Forsi û tremâ cume de giass fa i stèll

 

Forsi û tremâ cume de giass fa i stèll,
no per el frègg, no per la pagüra,
no del dulur, legriâss o la speransa,
ma de quel nient che passa per i ciel
e fiada sü la tèra che rengrassia…
Forsi l’è stâ cume che trèma el cör,
a tí, quan’ne la nott va via la lüna,
o vegn matina e par che ‘l ciar se mör
e l’è la vita che la returna vita…
Forsi l’è stâ cume se trèma insèm,
inscí, sensa savèl, cume Diu vör…

 

da "Lunn", Il Ponte, 1982

 

 

 

Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle,
no per il freddo, no per la paura,
no del dolore, del rallegrarsi o per la speranza,
ma di quel niente che passa per i cieli
e fiata sulla terra che ringrazia...
Forse è stato come trema il cuore,
a te, quando nella notte va via la luna,
o viene mattina e pare che il chiarore si muoia
ed è la vita che ritorna vita...
Forse è stato come si trema insieme,
così, senza saperlo, come Dio vuole...

Franco Loi

Immagine: Mario Marcucci, ritratto di Mario Tobino

La Lella

 

Ha all'incirca la mia età, è matta, è tozza, non distingue più in là del manicomio.

E con questo? forse che l'anima, la capacità di amare non è sempre stata la grande forza?...

Per dieci anni è l'unica donna che mi ha servito, che mi ha visto tutti i giorni, che non ha disprezzato che di continuo stessi davanti a un tavolino, che ha sopportato che dessi da mangiare, rubandolo al manicomio, a dei miei amici in quel momento poveri; unico essere umano col quale, in tantissimi giorni, ho scambiato una parola, mi ha sorriso, ha riso alle mie parole che avevano nelle spalle il ghigno della disperazione.

Dieci anni della vita più forte di un uomo, quando l'unica battaglia è creare e rimanere, li ho passati con la Lella; è lei che mi ha portato il caffè, mi ha portato il vino, la magra posta; era famosa con i miei amici, la Lella, la "senza interessi", una malata di mente che protegge un poeta.

Ho verso di lei tanta gratitudine, sia o non sia matta, ché l'anima è sempre di Dio, a chiunque appartenga. Anche in un manicomio scoppia la vita, nascono le vicende, e i sentimenti sono se mai più sinceri, non meno vivi.

 

Mario Tobino

 

19 dicembre 2019...23 anni senza

Ricordiamo Marcello

"Marcello Mastroianni", libro di Jean A. Gili

Può la “grandezza” essere discreta ?

Un pomeriggio dedicato a Marcello a 23 anni dalla sua scomparsa. Sembra impossibile che se ne sia andato da così tanto tempo, forse perché è sempre stato, e ancora è, presente nelle nostra storia personale grazie a quel magico gioco che è il cinema e all’illusione che lo schermo crea di donare sostanza, vita, verità e contemporaneità alle sue immagini, ai suoi personaggi e agli attori che li interpretano.

In tale occasione, preceduta dalla proiezione del film “Verso sera” della Archibugi, e seguita dall’ “Enrico IV” di Bellocchio, abbiamo assistito alla presentazione del libro di Jean Antoine Gili, storico e critico cinematografico, grande studioso del cinema italiano, libro edito dal Centro Sperimentale di Cinematografia e da Edizioni Sabinae, corredato da immagini bellissime provenienti dall’Archivio Fotografico della Cineteca Nazionale, un’edizione splendida  per illustrazioni e testo, curatissima anche dal punto di vista grafico.

Con la moderazione di Giorgio Gosetti sono intervenuti ed hanno parlato del loro rapporto con Mastroianni, Felice Laudadio, Francesca Archibugi, Marco Bellocchio, Walter Veltroni e, a sorpresa, Liliana Cavani, delineando il ritratto di un uomo che rappresenta il cinema stesso, la sua grazia, l’incanto e la sorpresa. Un uomo amabile e amato, schivo, educato, sensibile e riservato, totalmente dedito al suo mestiere per il quale provava una gratitudine gioiosa e fanciullesca: “Il mestiere dell’attore è un mestiere da bugiardoni che permette di continuare a fare il bambinone per tutta la vita. Comunque io non avrei fatto nessun altro mestiere.”

Un amore ricambiato che gli ha permesso di interpretare i personaggi più disparati lavorando strenuamente, a dispetto della sua fama di indolente – più esibita che reale – per vivere una vita sognata, per immergersi nella magia di un mondo oltre lo specchio del reale da cui fuggire continuamente: un’Alice nel Paese delle Meraviglie.

E scorrendo le pagine scopriamo i molti aspetti della sua lunga carriera intrecciata strettamente alla vita, tra set e privato, con notazioni degli amici che lo ricordano con affetto e stima, senza dimenticare le sue grandi prove teatrali, ultima di tutte la memorabile “Le ultime lune” di Furio Bordon con la quale ha voluto dare l’addio al suo pubblico nel 1996.

 

Un libro così bello e interessante da esser stato divorato in una notte, e in questo mi sento di contraddire Gosetti che aveva asserito che un grande pregio del libro è anche il suo maggior difetto:  il non essere un tascabile, bensì un libro di grandi dimensioni e peso.

Potete leggerlo, sì, anche a letto, ovviamente con il dovuto rispetto che si deve alle cose belle; sicuramente non c’è pericolo che vi cada di mano, tanto è l’interesse e l’attenzione che cattura.

Siete in tempo in questi giorni di acquisti spesso inutili o scontati per regalarlo e, perché no, regalarvelo.

Un dono che è un omaggio alla gentilezza.

 

 

E per rispondere alla domanda iniziale, la risposta è: sì, un ossimoro che trova in Mastroianni la sua sintesi, in questo uomo malinconico e lieve che, come scrive l’autore : “riusciva a interpretare qualsiasi ruolo perché non era un mostro sacro, un attore che metteva avanti la propria personalità a spese del personaggio. Paradosso dell’attore: si andava a vedere Mastroianni e si scopriva un essere che si infilava nei panni di tutti i suoi ruoli con una sorta di godimento.”

 

 

(stefania minnucci )

Da non mancare

9 e 10 dicembre ricordiamo Gian Maria Volonté

 25 anni con/senza Gian Maria Volonté

Casa del Cinema, 9 dicembre. Prima giornata.

Sacco e Vanzetti

 

Essere risucchiati per quasi due ore da un tappeto volante di fotogrammi - macchina del tempo sulla potenza emotiva delle immagini - in una giovinezza  appassionata e innocente. E riscoprirsi come allora. Potenza evocativa del cinema !

Non c’è più il luogo, non c’è più il tempo. Così, fuori dalla dimensione spaziale e temporale contingente, viviamo la stessa risonanza interna, la medesima empatia, l’emozione profonda che nel passato ha accompagnato la visione del film.

Ritorniamo gli stessi di allora, gli stessi spettatori indignati e commossi che, sulle note del tema musicale, accordano alla voce di Joan Baez il battito del loro cuore nel ritmo incalzante della sceneggiatura.

La storia degli anarchici italiani, interpretati magistralmente da Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla, la dignità dimostrata, la violenza perpetrata nei loro confronti, orrenda devianza che il potere può acquistare per perseguire i propri scopi senza timore di soffocare brutalmente proteste e istanze di larghe masse popolari, fanno vibrare corde interne tra discordanti note di ammirazione e sdegno che si alternano e sovrappongono in questa che è una di quelle storie-emblema che non perdono la potenza eroica della loro narrazione.

Giuliano Montaldo, regista di questa opera pilastro di quel cinema civile in cui è stato maestro, presente in sala, ha raccontato la sofferta genesi del film, i retroscena, gli aneddoti del suo connubio umano ed artistico con Gian Maria Volonté ricordando l'attore nell’ambito di questa due giorni a lui dedicata, dal titolo “25 anni con/senza Gian Maria Volonté”.

Presenti, tra gli altri, Felice Laudadio, Giovanni Savastano, Fabio Ferzetti e Giovanna Gravina Volonté che, elegantemente defilata, ha lasciato tutto lo spazio ai convenuti e, soprattutto, alla figura del padre, indimenticabile attore che ha accompagnato gli anni della nostra giovinezza.

Sala che non è riuscita, purtroppo, a contenere tutto il pubblico accorso.

 

stefania minnucci

 

L’iniziativa è stata promossa dalla Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volonté”, dal Centro Sperimentale di Cinematografia, da La Valigia dell’Attore, il festival dell’isola di La Maddalena intitolato alla memoria di Volonté e diretto dalla figlia Giovanna Gravina Volonté, dalla rassegna “Io Sto con Volonté” e dal gruppo “Memoria Volonté”, con il sostegno di Regione Lazio, Lazio Crea, Artisti 7607, Museo Nazionale del Cinema, Movietime, AAMOD, Casa del Cinema. 

 

 

 

PIU' LIBRI PIU' LIBERI

 

PIU' LIBRI PIU' LIBERI

 

Nuvole che si specchiano nelle nuvole a ricordarci che le parole ci sollevano, la lettura ha il potere di farci volare, che ciò che è fuori di noi si specchia nel nostro interiore.
E non venite più a dire che gli italiani non leggono, che gli italiani non amano i libri! Forse le statistiche si basano sulla lettura dei quotidiani, e non troverei poi tanto disdicevole che i lettori non li comprino più, data la faziosità di gran parte della carta stampata.
File di ore per acquistare i biglietti, famiglie con bambini di tutte le età, passo a rilento tra gli stands, come nelle strade del centro in tempo di Natale. E una bella festa si consuma con file che si dipanano nei corridoi tra i molteplici allestimenti editoriali e all’ingresso delle varie sale nelle quali si svolgono incontri tanto numerosi ed interessanti da disorientare perfino nella scelta preferenziale.

Un’allegra, anche affaticata folla festante ed eccitata, un’offerta variegata e ricchissima, tanto opulenta da stordire, libri di “nicchia” e non, sirene che sussurrano al nostro orecchio le melodie nascoste sotto le copertine.
Data la nostra inclinazione prediletta inevitabile l'attrazione della luce poetica dello stand di Interno Poesia, casa editrice totalmente dedicata, fondata da Andrea Cati, ricca di numerose pubblicazioni nelle quali, racchiusi nel candore delle raffinate copertine, dall’interno di riquadri, ci salutano i poeti.

Particolare anche la proposta dell’ OFFICINA LIBRARIA con il sorprendente “MUSEO NAZIONALE”, curato da Monica D’Onofrio, stesura dal programma di Rai Radio3, con le sue “sale” tematiche; testo di notevole valenza, immagini curatissime, la cui genesi abbiamo potuto conoscere dall’incontro al Caffè Letterario.

E per chiudere in Bellezza, quella dei colori e dei disegni - più opportuno chiamarli dipinti - dei libri di Giancarlo Montelli per la Odradek Edizioni, libri magnifici, vere opere d’arte per grandi e piccini, capolavori che potrebbero accompagnare questi ultimi per tutta la vita nel loro percorso di scoperta.

Per queste feste, se proprio non possiamo fare a meno di fare regali, scegliamo bene, scegliamo conoscenza, scegliamo bellezza, scegliamo libri.

Non dubitate che noi l’abbiamo fatto.

 

sm

Alle 19 in punto, con precisione asburgica, si apre il sipario del Madách Színház sul primo quadro del “Fantasma dell’Opera”.

Teatro gremito, non una poltrona libera, la consueta, straordinaria presenza del pubblico ungherese educato da sempre a partecipare e a godere dell’attività culturale, la cui offerta a Budapest è notevole per quantità e qualità.

La storia la conosciamo, e comunque veniamo aiutati nella comprensione del canto e del recitato dalla traduzione in lingua inglese che scorre sul tabellone posto in alto sopra il palcoscenico, anche se spesso lo ignoriamo per non perdere di vista la godibilissima messa in scena ricca di costumi, colori, quadri, fondali, trovate sceniche e interpretative che, utilizzando l’ironia e la sorpresa, smorzano spesso la tragicità del tema concedendo al pubblico un sorriso, se non una risata liberatoria.

In quanto agli interpreti, compagnia molto rodata essendo la rappresentazione riproposta ciclicamente da anni, non possiamo che trovare parole di elogio per tutti indistintamente.

Un lavoro corale, un meccanismo senza sbavature, una piacevolissima serata d’immersione in una favola “nera” e insieme tenera, d’amore e di rifiuto, di solitudine e di speranza di riscatto, di sublimazione nell’arte, di effimera gioia e di disperazione.

Oltre due ore avvolti nella calda atmosfera del teatro.

Fuori, la magica Budapest pare voler avvolgerci anch’essa in un’atmosfera di mistero.

 

s.m.

Parma si fa bella

 

Nel proseguire il conto alla rovescia che la porterà a diventare la Capitale Italiana della Cultura nel 2020, Parma si fa sempre più bella e generosamente si offre alla vista dei visitatori interessati e curiosi con le sue ferite e le sue opere di restauro.
Ci riferiamo nello specifico all’occasione unica che ci è stata offerta della visione del rosone della chiesa di San Francesco del Prato, chiesa la cui secolare storia religiosa, poi carceraria, con un ritorno recente alla vocazione originaria è appassionante e singolare.

E in quella vertigine di meraviglia, ad altezze consentite solo agli “uccelli del cielo”, la bellezza ci si è palesata in un percorso di conoscenza ed emozione rare.

 

sm

Fresco di stampa il bel libro di Angelo Zito, dedicato all'amata città di Roma, nel suo dialetto

 

e del quale pubblichiamo una poesia

Er libbero arbitrio

 

Si t'arzi mezzo assonnato la matina

co' la chicchera de caffè callo ne la mano

t'avvicini a li vetri e guardi fora 

pensi a quanto te pò capità ne la giornata 

nun sai che appena sorti da la porta

er distino ha già guasi tutto scritto

...guasi tutto

e in quella fissura tra er guasi e er tutto

te devi dà da fà, c'è tanta robba.

Cammina omo cammina.

 

 

 

Le molte lingue della poesia

…Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture…

 

Se l’evento poetico “Le molte lingue della poesia”. Intendeva dimostrare che la poesia è musica, armonia che sussurra all’orecchio, ben oltre la lingua della quale si serve, oltre l’immediata comprensione, ecco, ha colpito certo nel segno.
Nello scenario suggestivo della Villa Romana di Desenzano del Garda, già a conclusione della prima serata di incontri con i poeti Josip Osti, Maram-Al-Masri e Sotirios Pastakas, questa sensazione ci accompagna e ci avvolge. 
Ancor prima di cogliere il senso delle parole pronunciate, grazie alla traduzione delle stesse su uno schermo, siamo stati avvinti dalla sonorità armoniosa dei versi letti dagli autori che, in un volo poetico partito dalla Bosnia con il primo, attraversando la Siria della seconda, sono approdati alla Grecia di Sotirios Pastakas.
Il viaggio è stato ardito e morbido, vertiginoso, commovente, lieve, ha fatto risuonare corde pronte a vibrare sotto un tocco impercettibile e insieme potente donando una sensazione di dissolvimento e comunione con la natura e la storia nella quale eravamo immersi.
Sarà poi perché il greco è la lingua sicuramente presente nel nostro patrimonio genetico e letterario, sarà per la prorompente carica vitale e ironica di Pastakas, per la sua indiscutibile conoscenza delle infinite sfumature dell’animo umano, la serata si è conclusa con grandissima partecipazione e coinvolgimento. 
Si prosegue oggi con il secondo ed ultimo incontro con i poeti: Giancarlo Cavallo, Juan Carlos Mestre e Barbara Korun.

sm

Anna Spissu

Orazio Costa Giovangigli 

Un libro su Orazio Costa Giovangigli, un richiamo, una sirena, un invito atteso (e un ricordo dovuto) verso chi al teatro, agli attori e al pubblico ha donato una vita. Siamo accorsi a Milano al Chiostro Nina Vinchi in occasione della presentazione del libro di Laura Piazza che si è avvalsa dell'intervento di  Luigi Allegri, docente di Storia del teatro e dello spettacolo all’Università di Parma, e Gianni Turchetta, docente di Letteratura italiana contemporanea all'Università degli Studi di Milano, per partecipare e rendere omaggio all'uomo che abbiamo conosciuto attraverso i suoi lavori e non solo, dato che tra noi possiamo annoverare un suo allievo dell'Accademia, nonché attore in numerose sue regie. Forse per questo siamo rimasti un po' delusi, non tanto dal libro - che siamo in attesa di leggere - quanto dalle reiterate speculazioni un po' farraginose sulla "mancata sistematizzazione" del suo metodo, considerazioni che non hanno restituito, a nostro avviso, la grandezza poetica e "rivoluzionaria", come solo la poesia sa essere, dell'uomo, del Maestro e del regista che ha segnato un'epoca del teatro italiano e "imprintato" generazioni di registi e attori.

 

s.m.

Milano, 29 maggio 2019

al  PICCOLO TEATRO DI MILANO -TEATRO D'EUROPA

29 maggio 2019
Chiostro Nina Vinchi 

Laura Piazza, studiosa di discipline dello spettacolo e attrice, presenta il suo libro L’acrobata dello spirito. I Quaderni inediti di Orazio Costa edito da Titivillus. Intervengono Luigi Allegri, docente di Storia del teatro e dello spettacolo all’Università di Parma, e Gianni Turchetta, docente di Letteratura italiana contemporanea all'Università degli Studi di Milano. Modera Anna Piletti.

 

Laura Piazza, studiosa di discipline dello spettacolo, docente di Storia del teatro presso la Scuola per attori “Orazio Costa” della Fondazione Teatro Nazionale della Toscana e attrice, presenta il suo libro L’acrobata dello spirito. I Quaderni inediti di Orazio Costa edito da Titivillus.
Regista teatrale e direttore artistico, Orazio Costa è uno dei massimi esponenti della pedagogia teatrale europea del Novecento, «ideatore del principale metodo di formazione per l’attore elaborato in Italia, il metodo mimico, impartito a generazioni di allievi in più di cinquant’anni di attività. Insieme all’importante pratica registica, esso è il tassello di una più generale riforma della scena. Questo studio si concentra sui quaderni inediti di Orazio Costa, conservati nel suo archivio personale, cogliendo dalla voce del maestro gli approfondimenti di un pensiero intorno all’essere uomo che fa l’attore, protagonista della riappropriazione della dimensione rituale della scena, cui è riservato l’officio della parola, il verso dell’uomo. Ripercorrendo fedelmente l’itinerario intellettuale e spirituale tracciato dal regista nei suoi scritti personali, si offre per la prima volta una via d’accesso diretta al metodo per quanti vogliano accostarvisi. L’umanesimo integrale proposto da Costa, nel libero confluire di istanze registiche e pedagogiche, viene ricostruito e valorizzato come uno dei principali anelli di congiunzione della sperimentazione italiana all’avanguardia europea».

Alla presentazione intervengono Luigi Allegri, docente di Storia del teatro e dello spettacolo all’Università di Parma, e Gianni Turchetta, docente di Letteratura italiana contemporanea all'Università degli Studi di Milano. Modera Anna Piletti.

 

 

Il 23 maggio ANGELO ZITO presenta presso la Biblioteca Casanatense il suo libro di poesia

 

"CHICCHERE E CHIACCHIERE PE' LE STRADE DE ROMA"

 

LA CARRIOLA

di Luigi Pirandello

nella interpretazione di Enrico Papa

introduzione di Bruno Pischedda

In una Milano dal “cielo di Lombardia” bellissimo e, purtroppo, dal traffico congestionato ci ha accolto la sala auditorium dello Studio La Scala per un evento che, ideato per i collaboratori dello studio, è stato aperto a un pubblico più vasto e molto interessato. Incentrato sulla novella di Pirandello, ha visto l’intervento del professor Bruno Pischedda (docente di letteratura moderna presso l'Universita' degli studi di Milano) a precedere l’interpretazione di Enrico Papa.

Il professore ha introdotto l’argomento trattato con una relazione magistrale, inquadrandolo nell’epoca, nella tematica dell’autore e nella sua esperienza umana e artistica, citando a buon ragione anche il dadaismo quale contaminazione  presente nel gesto liberatorio, grottesco ancor più che umoristico del protagonista, avvocato stimatissimo e osannato, soffocato nell’ingessatura del ruolo che deve interpretare per tutti “quelli che mi vogliono così e non altrimenti”.

L’interpretazione, a seguire, di Enrico Papa, calibratissima e al contempo molto sfaccettata, a rendere tutti i turbamenti, gli interrogativi, i sogni, i cedimenti, le rinunce e le ribellioni che convivono in una giostra di alterni sentimenti nell’animo del protagonista, ci ha coinvolti  in un esame collettivo sulle nostre stesse“mancanze”, sull’aspirazione a quel qualcosa di impercettibile e sempre anelato, forse per la sua stessa assenza, che balena talvolta anche nella nostra mente in una percezione evanescente e distante.

E il gesto eclatante, segreto e inconfessabile di liberazione e vendetta del quale l’esimio “commendatore, professore, avvocato” ci rende partecipi assume nell’interpretazione di Enrico Papa la provocatorietà dissacratoria propria del dadaismo, in completa consonanza con l’analisi esposta precedentemente dal professor Pischedda.  Quando il sentimento artistico percepisce con istinto la profondità del testo, oltre la razionalità !

Applausi caldissimi, pubblico entusiasta della rappresentazione di questa novella molto complessa, nella quale il pensiero di Pirandello è già tutto presente: la maschera, il ruolo, le convenzioni borghesi, la prigione della forma, la necessità della ribellione tramite un atto di follia liberatoria, in una interpretazione apprezzatissima e stupefacente. Ne abbiamo avuto conferma di tale soddisfatta partecipazione nel corso del buffet che ha permesso un interessante scambio tra i presenti molto coinvolti.

 

(s.m.) Milano 4 dicembre 2018

 

 

La carriola

"...una vita remota, che forse era stata sua, non sapeva come né quando; di cui gli alitava il ricordo indistinto non d’atti, non d’aspetti, ma quasi di desiderii prima svaniti che sorti; con una pena di non essere, angosciosa, vana e pur dura, quella stessa dei fiori, forse, che non han potuto sbocciare" ( da  "LA CARRIOLA " )

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“Ho bisogno della bellezza, così come amo ogni anelito dell’uomo per compararsi a essa. Rinuncerei a qualsiasi merito artistico pur di riuscire a fare della mia vita un’opera d’arte”. (Ermanno Olmi)

Zio Vanja

Che fare, bisogna vivere

Noi vivremo, zio Vanja. Vivremo una lunga, lunga sequela di giorni e di interminabili sere; affronteremo pazientemente

le prove che il destino ci manderà, adesso e in vecchiaia, senza conoscere riposo. E quando verrà la nostra ora,

moriremo rassegnati e là, nell'oltretomba, diremo che abbiamo sofferto, che abbiamo pianto, che abbiamo conosciuto

l'amarezza, e Dio avrà pietà di noi e tu ed io, zio, caro zio, vedremo una vita luminosa, meravigliosa, splendente; noi ci.

rallegreremo e, commossi, ci volteremo a guardare le sciagure di oggi, con un sorriso, e riposeremo. Io credo, zio, credo

ardentemente, appassionatamente..Riposeremo!

Riposeremo! Sentiremo gli angeli, vedremo il cielo cosparso di diamanti, vedremo tutto il male della terra, tutte le

nostre sofferenze annegare nella misericordia che colmerà di sé il mondo, e la nostra vita diverrà quieta, tenera, dolce,

come una carezza. Io credo, credo..Povero, povero zio Vanja, tu piangi...Non hai conosciuto gioia nella tua vita, ma aspetta, zio Vanja, aspetta... Riposeremo...Riposeremo!     ( da ZIO VANJA)