HOME   /  LA POESIA CONTEMPORANEA   /  Anna Spissu

Se d'improvviso avessi due cuori
saprei certamente cosa farne.
Considerando che l'uno
ha diversi punti di sutura
che gli scossoni sono stati tanti
che è perfino caduto più volte
in un polveroso dirupo
e che a volte mi fanno male le cicatrici 
perché anche il dolore 
ha i suoi anniversari
mi piacerebbe tenere l' altro
tutto nuovo e indenne
pronto soltanto all'uso raro 
della meraviglia e dell' amore
come una volta si teneva nell' armadio
il vestito buono per la festa.
Mi colpisce sempre però
il posto dove tornano i migratori
quel vecchio nido 
che ha passato l' inverno
e penso in fondo 
non si può amare altro
che la bellezza delle cicatrici
quel fatto che contengono insieme
dolore e speranza.

 

L'inganno

 

Arriva qualcuno 
e promette quel sogno
che volevamo
a costo della vita.
Avevamo sete
e abbiamo bevuto,
fame e abbiamo divorato.
Lamentiamoci con la sete
con la fame insistente
perché molto 
dipendeva dal vuoto
dal vortice della bufera.

Lettera a Dio

 

A volte vorrei scrivere una lettera a Dio
di cose da dire ne avrei moltissime
ma io sono una che si dilunga
e se mi metto a scrivere 
potrei anche incominciare
da Adamo e Eva
inoltre mi intimorisce il pensiero
che Lui sappia già cosa gli scriverò
oltre alla difficoltà pratica
che non esiste un servizio postale
per il cielo.
Così mi resta la preghiera
e per trovare un luogo 
dove sono certa di incontrarlo 
vado in chiesa.
Lì c’è il silenzio necessario
perché si possano sentire i pensieri
e quell’ombra indispensabile
per farsi trovare.
Poi resta che sto lì per un po’
senza aver detto nulla 
di quello che volevo dire
e un milione di pensieri
che non volevo nemmeno pensare
mi attraversano la mente.
Cosa c’entra adesso che devo pagare
le spese condominiali,
adesso che sono venuta qui 
a pregare il mio Dio. 
Cerco di ascoltare il silenzio e l’ombra.
Le luci tremolanti delle candele
sembrano custodi 
dei passi verso l’eterno.
Io non lo so perché non ci riesco
a pregare come vorrei 
a dire quello che vorrei
ma quando sono fuori, nel sole del sagrato,
spero che Dio l’abbia letta comunque
la mia lettera,
abbia cancellato quello che non c’entra
spese condominiali comprese
e abbia trovato quelle poche parole
che in definitiva volevo dire.
Meno male che ci sei. Grazie.
Se puoi, aiutami.

 Come fossero alberi di mele

 

Scusa se non sono stata attenta,

stavo sognando un prodigio.

Non ci riesco più amico mio

a pensare a me stessa come

quella donna che vive

per assolvere i suoi doveri.

Meglio smettere di pensare

di essere insostituibile,

accettare di vivere senza paura

qualunque cosa ti capiti.

Essere inutili

a volte è un privilegio.

Non c’è niente di più urtante

che parlare con quelle persone

che hanno sempre un problema

più grande del tuo.

Se gli racconti che sei stato all’inferno

che stavi per morire bruciato dalle fiamme,

ti rispondono che non è niente

in confronto ai loro tormenti.

Scusa se non ti ascolto mentre parli

ma io voglio diventare contadina,

coltivare prodigi come se fossero

alberi di mele,

innaffiarli con la luce del mattino,

sedersi vicino alle radici

ad aspettare la fioritura

bianca e profumata,

cogliere i frutti ad uno ad uno,

darli ai bambini che non ho avuto

e che pure erano miei.

Scusa amico mio

ma sto facendo un lavoro

piuttosto impegnativo

e ho appena cominciato.

Sto sognando prodigi

ùforti e resistenti come mattoni

e con quelli costruirò casa mia.

Mura che non si abbattono.

 

da “La vita trasparente”

Tutte quelle cose che stanno nel mondo

 

A cominciare da me,
dal mio corpo,
tutte quelle cose 
che stanno nel mondo
a volte sembra
che appartengano a qualcuno
che non sono io. 
Forse sono di altri gli alberi,
appartengono a una moltitudine sconosciuta
le nuvole e le tangenziali, le case i portoni.
Io l' ho provato
lo so cosa ha voluto dire
perdere il senso di appartenenza.
Sono state le parole 
a riportarmi a casa
che per fortuna erano sempre rimaste 
sulla soglia come guardiane,
dentro una casa impalpabile
che mi portavo appresso
ignorando che si chiamasse casa
come non lo sa dire la tartaruga 
del suo guscio.
Sono riapparsi il mio volto 
e il mio corpo e da quel giorno
mi piace indugiare allo specchio
e guardarmi fino a quando
la luce mi saluta 
e gli alberi del parco
che ora condivido con l' umanità
potrebbero anche 
piegare un po' le fronde
e accarezzarmi.

Per capire

 

Ha la voce chiara, il giorno,
quando parla
e insegna senza distrazioni
quello che c'è da sapere. 
Pensare a quante volte,
quante davvero, 
ho avuto la sensazione
che non fosse mia
la strada che stavo percorrendo.
e ho attribuito il presente a una svista,
alla disattenzione 
alle condizioni metereologiche sfavorevoli
come quando si sbaglia 
l'uscita in autostrada
e si maledice la nebbia,
la pioggia fitta
e guidando ci domandiamo
dove diavolo stiamo andando.

Bisogna vivere abbastanza,
attendere che il pesco
fiorisca in inverno,
per capire 
che avevamo scelto tutto,
persino di sbagliare strada.