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Forse mi prende malinconia

 

Forse mi prende malinconia a letto
se ripenso alla mia vita tempesta e di
mattina alzandomi s’involano i vani
sogni e davanti alla zuppa di latte
annego i miei casi disperati.

Gli orli senza miele della tazza
screpolata ai quali mi attacco a bere
e nella gola scivola piano il mio
dolore che s’abbandona alle
immagini di ieri, quando tu c’eri.

Che peccato questa solitudine, questo
scrivere versi ascoltando il peccatore
cuore sempre nella stessa stanza

con due grandi finestre, un tavolo
e un lettino di scapolo in miseria.

E se l’orecchio poso al rumore solo
delle scale battute dal rimorso
sento la tua discesa corrosa
dalla speranza.

 

da “Invettive e licenze”, Garzanti, 1971

 

 

 

Ascoltavo le morte nel mio sogno
di pazzo dirmi all’orecchio soave:
“Ti trascuro. Non verrò mai da te”.

Allora mi ricordai di te e mi svegliai.
La morte mi era a lato. La notte 
riempiva la stanza di silenzio.
Alla finestra la luce della luna. E

Nel mio cuore un presentimento.

Roma 1989

È avventizio il mio essere reale. 
Sleale è insistere su chi sono io. 
'Il punto partenza e scontato 
l'arrivo è certo nello stato
attuale: morte come sostanza
o strato finale di un cuore malato.
Oh, vorrei rinascere, ritornare indietro
ma non posso. Troppo ho peccato
di peccati non miei, attribuiti
a posteri, mancati inganni.
Cerco amori nuovi, violente sere. 
Perdono chiedo a chi non amai. 
Forse verrò domani ad un prato 
verde, e non sarò più solo.

 

Il mare di soggettività sto perlustrando

Il mare di soggettività sto perlustrando
immemore di ogni altra dimensione.
Quello che il critico vuole non so dare. 
Solo oralità invettiva infedeltà  codarda petulanza. 
Eppure oltre il mio io sbudellato 
alquanto c'è già la resa incostante
alla quotidianità. Soffrire umanamente
la retorica di tutti i normali giorni delle
normali persone. Partire per un viaggio
consacrato a tutte le civili suggestioni:
pensione per il poeta maledetto dalle sue
oscure maledizioni.




Per sempre

Eri una emozione per vivere,
per stridere durante il pasto
serale. Era emozionante ricevere
posta. La mattina in fretta
le scale scendevo e lì
trovavo le ingiurie tue
alla mortale natalità.

Accuse per andare avanti.
Ma dopo ti rendevi inquieta
al delitto del non detto
se non rispondevo per le rime.
O rima che dirti non sapevo
senza la fuga in avanti 
di terzine squilibrate 
sul dolce stil vecchio della
Musa canterina a presiedere 
gli ozi di Sodoma. Dirti
che ero pieno di sonno .
se l'immortalità era un pio 
desiderio, lugubre sospiro
ti avrebbe annoiato.
Talvolta una stradina
mi risucchia indenne 
dove non alberga strepito di auto;
allora sciolto dai tuoi lunghi
sensi camminare ti vedo per sempre.


Morte segreta

 

Ora alla fine della tregua
tutto s’è adempiuto; vecchiaia
chiama morte e so che gioventù
è un lontano ricordo. Così
senza speranza di sapere mai
cosa stato sarei più che poeta
se non m’avesse tanta morte
dentro occluso e divorato, da me
prendo infernale commiato.