I grandi interpreti del teatro   /  LA POESIA CONTEMPORANEA   /  Gabriele Galloni

Noi dormiamo raccolti nell’estate.

Ha smesso già di svegliarci il rumore
del mondo. I nostri piedi sono nudi,
scoperti, ché il lenzuolo è troppo corto.

Il nostro sonno è come una corrente
di risacca; per ore non riusciamo
a svegliarci. Trascorre la mattina

in una luce, una luce che è febbre
da fondale marino; sia destino
guardare tutta la vita da qui.
 
da “L’estate del mondo”, Marco Saya Editore, 2019
 
 

I morti tentano di consolarci
ma il loro tentativo è incomprensibile:
sono i lapsus, gli inciampi, l’indicibile
della conversazione. Sanno amarci

con una mano – e l’altra all’Invisibile.

*

Ho conosciuto un uomo che leggeva
la mano ai morti. Preferiva quelli
sotto i vent’anni; tutte le domeniche
nell’obitorio prediceva loro

le coordinate per un’altra vita.

*

Ai morti si assottiglia il naso.
Quando li sogni se lo coprono. È normale
vederli a volto coperto passare
dal corridoio al bagno alla cucina.

*

I morti – loro, l’ultima
didascalia del mondo
conosciuto – in colloquio
fitto tra un buio di falò e la resina

delle pinete a mare.

*

I morti cagano, pisciano come
i vivi. Solamente che faticano
a rispondere a tutte le domande

che gli vengono fatte. Preferiscono
ricordarsi di un nome,
scomporlo in sillabe, accorgersi che è il loro.

*

Lecito chiedersi come resuscitino

i morti e quale voce verrà data loro in dono.

E quale lingua e che corpo.

I morti hanno la febbre. Non è tempo.

*

Ci basterebbe credere a una riva;
a una luce che vada scomparendo
dietro gli scogli; o che un morto riviva,

che si perda tornando.

*

La pornografia dei morti
è un vuoto di finestra, un passo

tra la veranda e il giardino.
È quello che noi sogniamo tutto il pomeriggio.

*

La musica dei morti è il contrappunto
dei passi sulla terra.

 

da “In che luce cadranno”

 

I
 
Anche questo significa venire
al mondo in piena estate. Non soltanto
le feste disertate dagli amici –
 
ma ogni giorno contare, nel cortile
dei caseggiati popolari, tutte
le orme di gatto, tutte le radici;
e i rami mutili e le pallonate
a disperdere l’afa.
 
 
 
 
II
 
Ricordami, a settembre – come ricordi l’ultima
stanza della tua casa al mare, in fondo
al corridoio e piccola così
da contenere a malapena un letto.
Sarà il tempo per noi sempre più stretto
rifugio.
 

 

 

 

III
 
               Campo
 
Un giorno la vedremo intera, questa
stagione. Basterà
un fuoco in spiaggia a memoria di festa
e il bagnasciuga a dire l’aldilà
delle conchiglie mai raccolte:
 
               Controcampo
 
così tante – ricordi? – che per tutta
la notte ci hanno tormentato. In sogno
maree su maree di conchiglie.
Il letto ne fu invaso; le lenzuola
ci ferirono per tutto il tragitto fino alla spiaggia.

 

Da L’estate del Mondo, Marco Saya Edizioni 2020

 

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