HOME   /  LA POESIA CONTEMPORANEA   /  Luciano De Giovanni

Fatemi trovare l'uscita
di questo rumoroso labirinto
affinché subito me ne vada
lasciandovi alle vostre cure.
Certo un errore
mi ha tratto in questo luogo.

Per favore:
quella montagna all'orizzonte
con un cuscino di nebbie
non è già oltre i vostri confini?

 

da "Tentativo di cantare una nuvola", All'insegna del pesce d'oro, Milano, 1993

Diranno che fui pessimo operaio

e un pessimo padre di famiglia,

un pessimo uomo d’affari

e un pessimo poeta

Io me ne starò vergognoso

nella mia fossa sicura

e penserò che dopotutto

ero in un pessimo mondo

 

da Sfiorare le cose, Casa Editrice Sintesi

.

La radice sa del ramo che si muove nel vento
per le sollecitazioni della foglia
e ha notizie del cielo
dalle peregrinazioni della linfa

ma la radice che regge il peso dell’albero
e lo nutre e lo cresce ha bastanti fastidi
e non si chiede se essere radice
sia una buona sorte

la radice ha il suo vento di terra
il suo sole di terra che splende nel profondo
con calda luce buia
e non si chiede se non avere ali
sia un triste destino

sa dell’uccello almeno quanto il ramo
e ha notizie precise dei suoi voli
protetta da sguardi indiscreti
resta in disparte difende il suo essere radice

ma la radice non è ciò che vedo
se scavo nella terra, una contorta scorza:
quella è solo il suo guscio, la corazza
che sostiene la radice

e nemmeno voglio vederla la radice
o strapparla o impadronirmene
so quanto basta e più della radice
ed ho con lei un legame antico

perché già quando nacqui la radice
che mi legò a mia madre mi parlava
e mio padre era l’albero ed io il ramo
e la gemma annunciata dai profeti

e poi la foglia tenera e poi la foglia rugosa
e poi la foglia secca e poi la foglia marcia
e la lenta putrefazione della foglia
nel suo lento ritorno alla radice.

 

Da tentativo di cantare una nuvola, All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1993

La radice sa del ramo che si muove nel vento
per le sollecitazioni della foglia
e ha notizie del cielo
dalle peregrinazioni della linfa

ma la radice che regge il peso dell’albero
e lo nutre e lo cresce ha bastanti fastidi
e non si chiede se essere radice
sia una buona sorte

la radice ha il suo vento di terra
il suo sole di terra che splende nel profondo
con calda luce buia
e non si chiede se non avere ali
sia un triste destino

sa dell’uccello almeno quanto il ramo
e ha notizie precise dei suoi voli
protetta da sguardi indiscreti
resta in disparte difende il suo essere radice

ma la radice non è ciò che vedo
se scavo nella terra, una contorta scorza:
quella è solo il suo guscio, la corazza
che sostiene la radice

e nemmeno voglio vederla la radice
o strapparla o impadronirmene
so quanto basta e più della radice
ed ho con lei un legame antico

perché già quando nacqui la radice
che mi legò a mia madre mi parlava
e mio padre era l’albero ed io il ramo
e la gemma annunciata dai profeti

e poi la foglia tenera e poi la foglia rugosa
e poi la foglia secca e poi la foglia marcia
e la lenta putrefazione della foglia
nel suo lento ritorno alla radice.


Da tentativo di cantare una nuvola, All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1993

Chissà quante anime mi stanno accanto,

mentre io soffro d'essere solo

chissà l'ala, chissà il volo,

chissà il cielo, chissà il mare

che ancora non so navigare

Fatemi trovare l'uscita
di questo rumoroso labirinto
affinché subito me ne vada
lasciandovi alle vostre cure.
Certo un errore
mi ha tratto in questo luogo.

Per favore:
quella montagna all'orizzonte
con un cuscino di nebbie
non è già oltre i vostri confini?


da "Tentativo di cantare una nuvola", All'insegna del pesce d'oro, Milano, 1993

Penso

che il paradiso

sia ciascuno di noi

quando dimentica

il suo nome

 

da Sfiorare le cose, Casa Editrice Sintesi