HOME   /  LA POESIA CONTEMPORANEA   /  Melania Panico

La nostra questione è stata la luce
poi le mani poggiate sul tavolo a morire
e nella testa sempre la stessa canzone.
Si è alzato il vento, di cosa vogliamo parlare?
di cosa dobbiamo parlare?
Del perché non ci sia un altro posto
dove andare a parare, raccontare la storia
la nostra fine:
anch’io sto diventando altro
la bocca un po’ aperta e niente da dire.
Siamo andati via ti ho preso il braccio in stazione
come in un film.
E dire che anche gli addii si possono fingere.

 

da Non ero preparata, La Vita Felice, 2018

L’aria già preme sui bastioni alberati
sulla grondaia illuminata
agosto sui cuscini
così mi accerto di tutto
il vuoto le scogliere la riga sugli occhi
poi l’alba, qualcosa come un pensiero inosservato.
So quanto costa mantenere il bianco
ma cos’è questo arrendersi sul viso?
 
Anche il muro di fronte chiede tempo.

 

da Non ero preparata, La Vita Felice, 2018

 

 

Dentro le cose arrese si tengono i paesaggi
fiumi che si scontrano, aria immobile
e noi che non torneremo più.
Il tempo guarisce col tempo
e non conta andare o chiedere
perché ci siamo ritrovati soli?
Restare è un verbo che si impara tardi

È una radura bellissima la conformità
l’arrendevolezza delle cose coerenti
si tratta di trovare – a un certo punto –
l’orlo giusto da dare ai fogli
pensare ghiacciato il rigore
con cui guardavamo gli occhi altrui
e non era luce quella ai piedi del muro.
In fondo il rischio è un’immunità
promessa sgretolata, la terra